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Diario delle mia prigionia

LAGNASCO- "Sono le 9,30 dell’8 settembre 1943. Due carri armati tedeschi bloccano le due porte del nostro accantonamento in Egna in provincia di Bolzano". È l’inizio della prigionia di molti militari italiani che nella seconda guerra mondiale furono catturati e deportati nei campi di concentramento austriaci e tedeschi. Ma è anche l’inizio di un diario che, oltre a lasciare giustamente un ricordo indelebile di un proprio caro, assume le caratteristiche di eccezionale documento storico. Lorenzo Migliore, classe 1916, scomparso nel 2000, appuntó giorno per giorno le angherie e le umiliazioni subite, da quell’8 settembre, alla tanto attesa liberazione del 3 maggio 1945, fino al ritorno a casa, avvenuto il 23 giugno. Un documento personale, che Lorenzo Migliore conservó gelosamente tra le sue cose, che trascrisse dall’originale per "metterlo in bella copia", ma che non fu mai divulgato. Non ce ne parló neppure quando, nel maggio 1995 nel 50° della Liberazione, il Corriere dedicó spazio al suo modo di festeggiare la ricorrenza, con un viaggio in Austria sui luoghi della prigionia, dopo aver riallacciato i contatti con la famiglia di contadini da cui lavoró che, in qualche modo, le salvarono la vita. Le nipoti Manuela e Lorenza hanno ora raccolto quegli appunti in una pubblicazione, pur non dandola alle stampe nel rispetto della pur non dichiarata volontà del nonn «È un’idea che avevamo da tempo, da quando abbiamo scoperto l’esistenza di questo diario. Lui nel tempo l’aveva riscritto, i fogli originali purtroppo li ha buttati, noi abbiamo fedelmente riportato i suoi testi; ne abbiamo fatte una ventina di copie, per i famigliari, pur consapevoli che il valore di quanto riportato potrebbe essere utile per uso didattico o storico». Quegli appunti, che si diradano verso la fine del periodo più difficile (gli otto mesi trascorsi a lavorare come muratore in una fabbrica di materiali bellici) perché non c’era più la carta per scriverli, potevano costargli molti cari, anche la vita. Un diario minuzioso, da cui traspare tutta la sofferenza per una situazione inimmaginabile ai giorni nostri, ma anche le speranze, le frustrazioni, le emozioni di un giovane sposo, padre da pochi mesi. Caratteristiche che fanno immedesimare il lettore, lo coinvolgono, provocano riflessioni, leggendo tutto di un fiato la quarantina di pagine che compongono questo "Diario della mia prigionia". «È stato un bellissimo regalo che le mie figlie hanno voluto farci- commenta Franco Migliore, figlio di Lorenzo- è un testo semplice, scritto come poteva scriverlo un giovane dell’epoca che aveva fatto la quinta elementare ed in quelle condizioni psico fisiche, ma sicuramente è per noi un ricordo eccezionale e, per chi l’ha letto, un documento che non lascia indifferenti». Tra i destinatari delle venti copie, anche il locale Gruppo Alpini e la Biblioteca comunale: «Si tratta di un documento di eccezionale valore, di cui ringraziamo la famiglia Migliore per avercene fatto dono- commenta la responsabile, Lorella Testa- il testo non sarà dato in prestito, ma tutti i lagnaschesi potranno consultarlo in biblioteca». Ripercorrendo, in meno di un’ora di lettura, quegli 85 mesi dalla deportazione alla libertà. "Dopo ottantacinque mesi, quindici giorni e tante sofferenze e pericoli- come scrive Lorenzo Migliore per concludere il suo diario- torno libero cittadino, non più caporal maggiore degli Alpini e poi 92675, il numero che ero per i tedeschi". oscar fiore
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